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Ressentiment
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top
«
È stolto il far torto.
Il torto nostro, quello che abbiamo arrecato, è più pesante da portare del torto altrui, […] bisognerebbe guardarsi dal far torto più ancora che dal subirlo: quest'ultima cosa ha infatti il conforto della buona coscienza, della speranza in una vendetta, nella compassione e nel consenso dei giusti, anzi dell'intera società, che teme chi compie il male. — Non sono pochi gli uomini versati in quel sudicio raggiro di sé stessi consistente nel volgere il proprio torto in torto altrui, […] per potere in tal modo portare molto più facilmente il proprio peso.»
mweamweqRessentiment (/rəsɑ̃timɑ̃/,cite-ref-2[2] corrispondente all'mwfwitaliano mwgamwgqrisentimento)cite-ref-3[3] è una parola mwhgfrancese utilizzata nelle scienze umane, mwhwfilosofia, mwiastoria, mwiqsociologia e mwigpsicologia.
Nel contesto predetto, mwjaressentiment indica un senso di risentimento e mwjqostilità rivolto contro quello che ciascuno identifica quale causa della propria mwjgfrustrazione, e pertanto un'attribuzione di biasimo (ad un soggetto esterno, surrettiziamente additato quale "colpevole") per la propria frustrazione. Il senso di debolezza o inferiorità e forse di mwjwinvidia nel prospettarsi predetta "causa" (impersonificata) fa nascere un mwkasistema di valori rifiutante/giustificante, o mwkqmoralità, che attacca o confuta/rimuove la fonte percepita della frustrazione del soggetto. L'mwkgego crea un nemico, per isolarsi dal senso di colpa.
Espressione acquisita in molte lingue per le sue valenze filosofiche e psicologiche, mwlaressentiment non può essere sostituito con il vocabolo corrispondente italiano, e nemmeno in francese possiede la stessa portata mwlqsemantica del (pure ortograficamente identico) termine del linguaggio comune. Anche se quest'ultimo si riferisce ugualmente ad un senso di frustrazione diretto ad una fonte percepita, nella lingua (e nella coscienza) comune non si istituisce alcun nesso tra senso d'inferiorità e creazione di una moralità. Pertanto, anche in questa voce useremo la dicitura mwlgressentiment per mantenere tale distinzione.
Contents
• Storia
• Uso
• Note
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Storia
mwmgRessentiment fu introdotto originariamente come termine filosofico/psicologico da mwmwFriedrich Nietzsche. Il concetto divenne parte essenziale delle sue idee in tema di psicologia della questione "mwnapadrone-schiavo" (esposta analiticamente ne mwnqmwngAl di là del bene e del male), e la conseguente nascita della moralità. Nietzsche presentò inizialmente — ed in via principale — il mwnwressentiment nel suo mwoamwoqGenealogia della morale.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]
Il termine fu usato anche in senso più bonario da mwrwMax Scheler nel suo mwsaRessentiment del mwsq1912, successivamente posto al bando dai mwsgnazisti.cite-ref-7[7]
Al giorno d'oggi, vocabolo di gran rilievo ed ampio utilizzo nella psicologia e nell'mwuaesistenzialismo, il mwuqressentiment è concepito come una valida forza nella creazione di identità, mwug"cornici" morali e sistemi di valori.
Uso
Nietzsche
«Il problema dell'
altra
origine del "buono", del buono come lo ha concepito l'uomo del
ressentiment,
esige la sua risoluzione. — Che gli agnelli nutrano avversione per i grandi uccelli rapaci, è un fatto che non sorprende: solo che non v'è in ciò alcun motivo per rimproverare ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini. E se gli agnelli si vanno dicendo fra loro: "Questi rapaci sono malvagi; e chi è il meno possibile uccello rapace, anzi il suo opposto, un agnello — non dovrebbe forse essere buono?" su questa maniera di erigere un ideale non ci sarebbe nulla da ridire, salvo il fatto che gli uccelli rapaci guarderanno a tutto ciò con un certo scherno e si diranno forse: "Con loro non ce l'abbiamo affatto,
noi,
con questi buoni agnelli; addirittura li amiamo: nulla è più saporito di un tenero agnello."»
(Genealogia della morale, Saggio I, 13.cite-ref-8[8])
mwwwRessentiment è la riallocazione della sofferenza compiuta da chi trasferisce il proprio senso di inferiorità/frustrazione su un mwxacapro espiatorio esterno. L'ego crea un nemico illusorio, una causa che può essere "rimproverata" per il proprio senso di inferiorità/frustrazione. Perciò, non si viene umiliati da un insuccesso mwxqin sé, ma piuttosto da un "maligno" esterno. Questa proiezione di "biasimo" conduce il soggetto a bramare vendetta; questa smania di vendetta può assumere varie forme, come nella concezione cristiana del mwxggiudizio universale, od il concetto socialista di mwxwrivoluzione. In entrambi i casi, il senso d'impotenza crea l'illusione di un nemico; all'improvviso, ci si mwyaauto-rappresenta come mwyqoppressi piuttosto che meramente deboli, un fenomeno che genera acrimonia verso un bersaglio esterno (bramosia di una "vendetta" percepita).
Il mwywressentiment origina dalla reattività: più un uomo è debole, più è incapace di mwzamwzqadiaforia, cite-ref-9[9] ovvero di soffocare le reazioni. E viceversa, più un uomo è attivo, di animo forte e dinamico, tanto meno spreca tempo per riflettere su quello che gli vien fatto, e le sue reazioni (come immaginare di essere in realtà migliore) divengono meno mwagcompulsive. La reazione dell'uomo dalla volontà forte (una "bestia selvatica"), quando avviene, è idealmente di breve durata: non è qualcosa che occupi a lungo il suo intelletto.
Nella mwbaTerza dissertazione della "Genealogia", l'originale pensatore conclude pure che mwbqil prete asceta, principale attore e simbolo della religione da lui tanto esecrata, arriva a compiere il prodigio di far ritorcere il mwbgressentiment del sofferente su sé medesimo:
«Se si volesse compendiare, in una stringatissima formula, il valore dell'esistenza sacerdotale, si dovrebbe senz'altro dire: il prete è il
modificatore di direzione del ressentiment.
»
(Genealogia, cit., Saggio III, 15)
Scheler
mwcgMax Scheler tentò di riconciliare le idee di Nietzsche sulla moralità padrone-schiavo e gli ideali cristiani di amore ed umiltà. Nietzsche vedeva la moralità cristiana come un genere di moralità da schiavi, mentre la cultura greco-romana era caratterizzata da una moralità da padroni. Scheler si discosta da questa opinione. Parte da un confronto tra amore greco ed amore cristiano. L'amore greco è descritto come un movimento da un valore più basso ad uno superiore. Il più debole ama il più forte, il meno perfetto ama il più perfetto. I perfetti non amano gli imperfetti poiché ciò diminuirebbe il loro valore o corromperebbe la loro esistenza. Questo è indicato chiaramente nel concetto mwcwaristotelico di Dio quale "motore immobile".cite-ref-10[10] Il motore immobile è autosufficientecite-ref-11[11] per il semplice fatto di essere completamente immerso nella sua stessa esistenza.cite-ref-12[12] Il più alto oggetto di contemplazione muove tutto il resto attraverso la forza di attrazione, giacché la causalità efficientecite-ref-13[13] degraderebbe la sua natura. Nell'amore cristiano, c'è un'inversione del movimento dell'amore (quale avevamo delineato poc'anzi). Il forte si volge al debole, il sano soccorre il malato, il nobile aiuta il plebeo. Siffatta mwhamwhqmetànoia scaturisce dall'idea cristiana sulla natura di Dio quale pienezza dell'essere.cite-ref-14[14] L'amore di Dio è manifestazione della sua sovrabbondanza.cite-ref-15[15] Il motivo per l'amore non è la carità né l'indigenza di chi ama, ma è radicato in un profondo convincimento che attraverso l'amore il soggetto possa effettivamente realizzare in modo più compiuto la propria personalità. Il motivo dell'amore per il mondo non è il bisogno né la carenza (come per mwjgSchopenhauer), ma l'impulso creativo di esprimere l'infinita pienezza dell'essere. Povertà e disagio non sono valori da idealizzare allo scopo di stigmatizzare ricchi e benestanti, ma semplicemente offrono alla persona l'opportunità di esprimere l'amore. È più difficile amare i ricchi, perché hanno meno bisogno della vostra generosità. La paura della morte è il segno di una vita al declino, malata e sopraffatta.cite-ref-16[16] L'amore e la sollecitudine verso i mwkwlebbrosi dimostrati da mwlaSan Francesco d'Assisi sarebbero stati motivo di scandalo ed imbarazzo per i greci, ma per San Francesco le minacce al benessere sono irrilevanti, perché al fondo del suo essere sta la consapevolezza che la sua esistenza è saldamente radicata e sostenuta dalla sostanza dell'essere ultimo.cite-ref-17[17] Nell'amore cristiano autentico, i valori più bassi pertinenti alla vita sono oggetto di rinuncia non perché cattivi, ma in quanto ostacoli in relazione a quei valori assoluti che permettono ad una persona di porsi in relazione di Dio. È amando "come Dio ci ama"cite-ref-18[18] che anche noi possiamo partecipare della natura divina.cite-ref-19[19] Per questo motivo Scheler vede nella figura del mwoqsanto cristiano una manifestazione di forza e nobiltà e mwognon una manifestazione di mwowressentiment.cite-ref-20[20]
Weber
mwqgMax Weber, nel suo mwqwmwraLa sociologia della religione, mette in relazione mwrqressentiment e mwrggiudaismo, assunta come religione della salvezza etica di un "popolo di mwrwparia". Weber definisce il mwsaressentiment come "un fenomeno che inevitabilmente accompagna la particolare etica religiosa degli sventurati la quale, nel senso spiegato da Nietzsche ed in aperto sovvertimento dell'mwsqopinione antica, insegna che la ineguale distribuzione dei beni di questo mondo è causata dai comportamenti peccaminosi ed illegittimi dei privilegiati, e che prima o poi la collera di Dio si abbatterà su di loro."cite-ref-21[21]
Sartre
mwuaJean Paul Sartre usava il termine mwuqmala fede per descrivere un fenomeno assai simile, il soggetto che depreca fattori esterni siccome apparentemente ritenuti causa dei propri insuccessi, di cui si tenta di respingere la mwugresponsabilità. La principale differenza rispetto alla concezione di Nietzsche sta nel fatto che Sartre presupponeva l'esistenza del mwuwlibero arbitrio, mentre il filosofo tedesco la negava; la "mala fede" di Sartre era il rifiuto delle proprie capacità nella loro pienezza, mentre il mwvaressentiment di Nietzsche teorizzava un'incapacità di conoscere i propri limiti.cite-ref-22[22]
Stewart
«Il
ressentiment
istintivo agisce nell'uomo come nell'animale; è destinato a proteggerci dalla violenza repentina, nelle circostanze in cui la ragione verrebbe in nostro soccorso troppo tardi; si placa non appena percepiamo che il male fattoci è stato
involontario.
Il
ressentiment
deliberato non è suscitato da altro se non dall'offesa volontaria, e di conseguenza implica un sentimento di giustizia, di bene e di male morale. Il
ressentiment
che nasce in noi per l'offesa fatta ad altri si chiama propriamente indignazione. In entrambi i casi, il principio d'azione è in fondo lo stesso; ha, come oggetto, non il far soffrire un essere sensibile, ma la punizione dell'ingiustizia e della crudeltà. Come tutte le disposizioni d'animo benevole sono accompagnate da emozioni gradevoli, così le disposizioni d'animo malevole sono accompagnate da emozioni penose. Ciò è vero anche per il
ressentiment
più legittimo [...]
»
Deleuze
Il concetto di mw1qressentiment è stato commentato, segnatamente, da mw1gGilles Deleuze in mw1wNietzsche et la philosophie (mw2a1962)cite-ref-26[26] nell'ottica di un rinnovamento "affermativo" ed anti-dialettico della filosofia. Dopo l'egemonia delle dottrine post-mw3qhegeliane, Deleuze propone una filosofia non più infulcrata all'idea del superamento mw3gdialettico ed alla mw3wcritica, bensì alla valorizzazione dell'attivo sul reattivo (ove critica e dialettica sono assimilate alla negatività).
Girard
La nozione è stata pure elaborata a partire dalla metà degli mw4wanni ' 60 da mw5aRené Girard, che identifica il mw5qressentiment con la pura e semplice invidia comune nei riguardi di un modello insuperabile. Girard critica l'idea mw5gmw5wromantica che possano esistere individui mw6amw6qsuperiori che siano i soli capaci di sentimenti autonomi, e considera l'mw6gimitazione quale condizione ordinaria e generale dell'uomo. Noi siamo tutti mw6wreattivi nel senso indicato in modo fallace da Nietzsche, non ultimi quegli stessi esseri che — apparentemente — si direbbero superiori nel senso nietzscheiano. Costoro, come mw7aRomeo e Giulietta o gli idoli dello mw7qmw7gstar system, lungi dall'essere superiori, dipendono anzi in sommo grado dai sentimenti altrui per alimentare il loro amor proprio, e difatti — quando siano abbandonati a sé stessi all'epilogo della loro effimera gloria — rischiano di piombare nel suicidio o nei "paradisi artificiali" (droghe ed altre forme di illusorie vie d'uscita dagli "scacchi" che la vita c'infligge). Nel giudizio di Girard, Nietzsche medesimo appare specialmente "ressentissant"cite-ref-27[27] (ad esempio nei confronti di mw8wWagner, dapprima ammirato e mw9asuccessivamente osteggiato), mentre la tensione generata dal fuorviante nesso tra gli mw9qmw9gschiavi e la situazione personale diviene un parametro esplicativo della follia di Nietzsche. Girard sviluppa del pari le ideologie del mw9wressentiment (comunismo, antisemitismo, e più in generale tutti gli anti-qualcosa… ) sullo stesso tema, laddove mw-aBibbia e mw-qCristianesimo, "crocifissi" da Nietzsche (in ottima compagnia di tutto il pensiero moderno) gli appaiono viceversa portatori della verità dei sentimenti.
Occorre peraltro rilevare che Girard si fonda su una lettura semplificatrice del pensiero e della teoria di Nietzsche, di cui sopprime le sfumature (ad esempio, in Nietzsche l'uomo superiore non si sottrae al mw-wressentiment, ma lo sovrasta),quindi il nesso tra la sua follia e la sua psicologia, accettato senza remore da Girard, non è in realtà così pacifico.
Angenot
Sul piano mw-gideologico, il concetto di mw-wressentiment è stato studiato dall'analista e storico del discorso Marc Angenotcite-ref-28[28] (mwaquLes idéologies du ressentiment, 1996), che ne fa uno dei vettori delle ideologie politiche, identitarie e nazionaliste del mwaqyXX secolo. Al pari dei suoi predecessori, Angenot concepisce il mwaqcressentiment come un atteggiamento caratterizzato da un'accumulazione di pene e da un mwaqgvolontarismo la cui proliferazione (particolarmente vistosa nell'età contemporanea, con il mwaqkpostmodernismo, le rivendicazioni identitarie, il mwaqotribalismo) alimenta le varie forme di discriminazione e di mwaqsconflittualità sociale. Ancorché la stabilità e l'mwaqwincanto si volatilizzino sotto i nostri occhi (ciò che il filosofo tedesco mwaq0Walter Benjamin chiama la mwaq4perdita dell'auracite-ref-29[29], con riferimento alla "mwarmcaduta dell'aureola" di mwarqCharles Baudelaire) la mwaruriflessività e la conservazione di una certa speranza collettiva restano i migliori mezzi, secondo Angenot, per mettersi al riparo dagli effetti reattivi del mwaryressentiment.
Anche lo storico e filosofo mwargPierre-André Taguieff ha improntato alcune sue opere al mwarkressentiment ritratto da una prospettiva affine a quella di Angenot.
Ferro
Per Marc Ferro,cite-ref-30[30] storico, condirettore della rivista mwasemwasiAnnales,cite-ref-31[31] direttore degli studi presso la mwascmwasgÉcole des hautes études en sciences sociales:cite-ref-32[32]
«All'origine del
ressentiment,
in capo all'individuo o al gruppo sociale, si trova sempre un
vulnus,
una violenza patita, un affronto, un trauma. Chi si sente vittima non può reagire, è in una situazione assimilabile all'impotenza. Rimugina la sua vendetta impraticabile, che lo opprime incessantemente. Fino a farlo esplodere. Ma questo tentativo può parimenti accompagnarsi ad una "demolizione" dei valori dell'oppressore, con rivalutazione dei propri, di quelli della propria comunità che non sono stati consapevolmente difesi fino a quel momento, il che dà una nuova forza agli oppressi, dissimulando una rivolta, una rivoluzione, o ancora una palingenesi. È allora che un nuovo rapporto si dipana nel contesto di chi ha dissimulato queste sollevazioni o questa rinascita.
La reviviscenza dell'antica ferita è più forte di tutta la volontà di dimenticare. L'esistenza del ressentiment mostra pure come sia artificiosa la cesura tra passato e presente, che vivono di conseguenza l'uno nell'altro, con il passato che si fa presente, più presente anzi del presente stesso. La Storia ne offre svariate riprove.cite-ref-33[33]»
Tomelleri
Il sociologo italiano Stefano Tomelleri, sulle orme di mwatuRené Girard, e a partire dalla lezione di mwatyNietzsche e mwatcScheler, ipotizza che la società contemporanea fondata sull'individualismo e sull'egualitarismo alimenterebbe il mwatgrisentimento attraverso la progressiva istituzionalizzazione della competizione. Sebbene la società attuale abbia una maggior capacità di contenere le crisi dovute ad un'elevata dose di competizione, senza dover temere la diffusione del conflitto sociale, il prezzo da pagare è una democratizzazione delle nevrosi. I cittadini delle moderne società occidentali scontano una vera e propria cultura del risentimento, in cui i singoli individui sprecano grandi energie nel rincorrere desideri sempre più irraggiungibili e rinnovati dalle mode, con la conseguenza di accumulare frustrazioni, mentre le istituzioni sociali, lo stato nazionale in particolare, si dimostrano incapaci di uscire dalle logiche meccaniche dell'economia per sanare il malessere sociale.
«Dalla lezione dei due autori presi in esame [Nietzsche e Scheler], facciamo l'esperienza di una chiara e lucida immagine del risentimento moderno, troppo attento a criticare le imperfezioni altrui per potersi riconoscere esso stesso immerso in tali manchevolezze. È l'immagine di un grande affresco sulla modernità, dove è dipinto un ricco banchetto. Gli invitati sono in molti, ciascuno con una propria biografia, e alcuni siedono fronteggiandosi: gli “schiavi”, i “signori” da un lato, gli “asceti”, i “borghesi”, gli “uomini comuni” dall'altro. Il banchetto è apparecchiato con cura: sul tavolo sono appoggiati oggetti preziosi, la “morale giudaico-cristiana”, la “democrazia”, il “progresso”. Gli invitati sono al calduccio e con la pancia piena, ma non sono felici, si accusano vicendevolmente, in un andirivieni di rappresaglie dove ciascuno gioca a essere ostacolo per l'altro: sono in fermento. Il ricco banchetto riserva una scatola a sorpresa che tradisce un inganno: l'unico piatto servito è dell'uva acerba». mwatoLa società del risentimento, pp.mwats 63–64.
Onfray
Il filosofo francese mwat4Michel Onfray ha utilizzato il termine nella sua teoria politica; egli si definisce sostenitore di una sinistra "mwat8dionisiaca"cite-ref-gram-34-0[34], una sinistra mwauqlibertaria che cerchi la felicità per tutti; al contrario avversa quella che lui chiama sinistra del mwauuressentimentcite-ref-gram-34-1[34], quella che
«non abbraccia i valori che si richiamano alla vita, i valori positivi, ma pende piuttosto per i valori negativi, cioè non vuole che i poveri diventino ricchi ma vuole che i ricchi diventino poveri. Questa sinistra del risentimento non si richiama tanto alla fratellanza, alla solidarietà, alla felicità del più grande numero possibile di cittadini, ma preferisce sbattere i ricchi in galera, metterli alla gogna, nei campi di concentramento o di rieducazione. Questo tipo di sinistra è la sinistra
marxista leninista
, la sinistra
maoista
, la sinistra
stalinista
, la sinistra di
Robespierre
, una sinistra che, di fatto, vuole vendicarsi, vuole vendicarsi dell'ordine del mondo.
»
Onfray sostiene che «mwavaessere nietzschiano vuol dire questo: dire di sì a tutto quello che la vita propone, invece essere nietzschiano di sinistra è dire di sì a tutto quello che dice di sì alla vita, ma dire di no a tutto quello che dice di no alla vita».cite-ref-gram-34-3[34]
Note
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cite-note-22. ↑ mwawa(mwawemwawiEN) mwawmmwawqLarousse French-English dictionary, su mwawularousse.com mwawy(archiviato dall'mwawcurl originale il 20 febbraio 2015).
cite-note-33. ↑ mwawsmwawwmwaw0Il Francese compatto Zanichelli, su mwaw4dizionari.corriere.it.
cite-note-44. ↑ Soprattutto nei capitoli 10 ed 11: l'autore arriva a sostenere che il mwaxiressentiment sia una sorta di deviazione dal contegno "naturale", che a suo dire prevederebbe l'aggressività e la sopraffazione come azioni del tutto ordinarie; dal rancore degli imbelli deriverebbe la forma deteriore di "giustizia" (venale e spregevole) che — al suo sommo grado di potenza/magnanimità/opulenza — «finisce come ogni buona cosa mwaxmper giungere alla soppressione di sé stessa.» (mwaxqGenealogia della morale, pagine 61-62)
cite-note-55. ↑ mwaxgmwaxkRessentiment and Rationality, by Elizabeth Murray Morelli, Loyola Marymount University
cite-note-66. ↑ mwax0mwax4Ressentiment & Counter-Ressentiment: Nietzsche, Scheler, and the Reaction Against Equality, By Nicholas Birns, The New School (Nietzschecircle.com) mwax8Archiviatomwaya il 28 giugno 2013 in mwayeInternet Archivemwayi.
cite-note-77. ↑ Scheler era figlio di ebrea.
cite-note-88. ↑ La prosa di Nietzsche ha una curiosa eco nella poesia di mwayoHermann Hesse: mwayw mway0«Oh come voglio bene ai caprioli! Poterne trovar uno, o bella cosa! Vi affonderei la bocca mia bramosa: non v'è nulla che tanto mi consoli.» mwaze(mwazimwazmIl lupo della steppa, pag. 79, traduzione di mwazqErvino Pocar)
cite-note-99. ↑ mwazgmwazkmwazoDe Mauro — Adiaforia (definizione), su mwazsold.demauroparavia.it mwazw(archiviato dall'mwaz0url originale il 1º gennaio 2008).
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cite-note-1111. ↑ mwaa0mwaa4Aristotele, Dio pensiero di pensiero (metafisica) (Filosofico.net)
cite-note-1212. ↑ mwabimwabmIl Dio aristotelico (Filosofico.net)
cite-note-1313. ↑ mwabcmwabgMetafisica aristotelica di don Curzio Nitoglia (Cattolicesimo.com) mwabkArchiviatomwabo l'11 agosto 2008 in mwabsInternet Archivemwabw.
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cite-note-1919. ↑ mwaeymwaecCELEBRAZIONE DEI VESPRI E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL'ANNO , 31.12.2007 - OMELIA DEL SANTO PADRE (Magisterobenedettoxvi.blogspot.com)
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cite-note-2727. ↑ Non ci siamo azzardati a tradurre con "rancoroso", o qualcosa di simile. L'aggettivo originale francese, del resto, è magnificamente espressivo nel contesto che lo ospita.
cite-note-2828. ↑ mwahamwahemwahiPagina web personale di Marc Angenot, su mwahmgroups.msn.com. mwahqURL consultato il 22 settembre 2008 mwahu(archiviato dall'mwahyurl originale l'11 dicembre 2008).
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Bibliografia
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Voci correlate
Collegamenti esterni
• mwano(DE) Was bedeutet das "Ressentiment" ? (XML), su nietzsche.is.uni-sb.de. URL consultato il 20 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2008).
• mwanw(IT, FR) Leonetta Bentivoglio, Intervista a René Girard, "Almanacco dei libri", 11 novembre 2006 + Vidéo de la conférence: "Au coeur de l'Homme et des sociétés: la violence", Semaines Sociales de France (2002), 42', su panemetcircenses.blog.kataweb.it.
• mwaoaRadio Rai 3 "Uomini e Profeti" - Intervista a Girard sul tema: "Identificazione di una vittima", su radio.rai.it.